Galleggiare con Barth nella sua opera è un vero piacere!


“L’opera galleggiante”, John Barth, Minimum Fax.

Galleggiare con Barth nella sua opera è un’esperienza, lui fa di tutto per metterti a tuo agio, è cordiale, simpatico, ha una fiducia smodata nel lettore, l’unico che forse può comprenderlo a cui si rivolge di continuo come se fosse lì a chiacchiarare con lui, anzi gli sottopone pure dei giochini narrativi e stilistici per rompere un po’ gli schemi. A un certo punto spacca la narrazione in due colonne separate, per dimostrare come partendo dallo stesso presupposto si possa arrivare a conclusioni diverse; non è grandezza questa?!? Non è uno scrittore complice uno che ti mette alla prova in questo modo?!?
In fondo il tema dominante del libro è proprio quello di ribaltare le prospettive, ribaltare la morale puritana attraverso il racconto del menage a trois che lo vede coinvolto, ribaltare quella che è l’idea iniziale che lo ha portato a scivere la sua opera galleggiante.
I racconti di cui infarcisce la narrazione diventano pretesto per interrogarsi sul senso della vita e della morte, la vita come un palcoscenico in cui si indossano tante maschere, che tuttavia non ci permettono di esercitare alcun controllo sulla nostra vita.
E il finale, ah grande Barh, si ferma, tira un fiato, ti dice ” ehi lettore, non aspsettarti giochi pirotecnici da me” e zam che ti stupisce ancora.
Un intelletualoide dotato di grande ironia, cinico quanto basta, una lettura-esperienza che va fatta assolutamente.

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