Il taglierino della Oates

“Una famiglia americana”, Joyce Carol Oates, Marco Tropea Editore.

E’ brava la Oates, prima tira sù la casetta perfetta, abitata dalla famiglia perfetta che vive di gioie perfette e poi arriva l’incidente che la perfezione perfetta della famiglia perfetta non osa nemmeno nominare, e tutto crolla; con la stessa facilità con cui ha costuito il quadretto idilliaco, l’autrice lo smantella, lo sbrindella pian piano con colpi ben assestati e i Mulvaney non sono più quel grumo di perfezione. Incomincia il percorso attareverso il quala ogni menbro della famiglia tenta di ricostruire la propria individualità, il titolo inglese “eravamo i Mulvaney” è decisamente più azzeccato.
Originale come sempre la scrittura della Oates che elegge voce narrante peronaggi defilati, questa volta tocca all’ultimogenito della famiglia mulvaney, che assiste con occhi da bambino prima ai fasti della sua famiglia e poi alla sua lenta disgregazione, e sa rendere benissimo il punto di vista di un bambino ultimogenito che osserva e mette insieme i pezzi.

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