Ninjette & co

“Vineland”, Thomas Pynchon, Rizzoli.

Stordisce Pynchon, tanta colta ironia che rischi di perderti dei pezzi sensazionali se appena appena ti cala l’attenzione.
Un libro che va gustato dall’inizio alla fine, perchè dal due al tre l’autore tira fuori le sue trovatone geniali.
Una carnevalata sensazionale di personaggi, hippies, spie, ordini religiosi dall’evocativo nome di ninjette il cui giuramento è: non dare ricetto a chi non sia in grado di assumersi la responsabilità sia del proprio output sie del proprio input; poliziotti corrotti, Reagan.
Tutti che si inseguono e ogni inseguimento è pretesto per racconare le storie di fuga, le storie di vita sullo sfondo di un’America rovinosamente rovinata dagli americani stessi.
Uno dei momenti migliori è l’addestramento di DL, lì la fantasia di Pynchon si spreca nell’inventare le più strampalate tecniche ninja, dalla tecnica delle nubi di colpa che inducono le persone a fare seppuku convinte di suicidarsi per propria iniziativa, alla stragie del passero furioso, del piedi nascosto e dello stuzzicanaso di morte.
Meritevole veramente la grandezza di questo uomo del mistero, che non ha un volto, l’ho visto solo in una puntata dei simposons con un sacchetto della spesa in testa conformente al suo credo di non mostrarsi mai in pubblico.
E’ ufficiale, amo Pynchon!

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