Perdersi nei sentieri delle divagazioni di Marìas quanto è bello

“Un cuore così bianco”, Javier Marìas, Einaudi.

Marìas vaga, non ti fornisce una mappa orientativa, ma parte a spron battuto, se ti va lo segui, superi le prime 100 pagine e poi ti avvinghi e non lo molli più; oppure lasci ogni speranza appena entrato e lo molli con un filo di irritazione.
Un gran divagatore, si perde nelle sue riflessioni, ma ci sono quei due o tre concetti che sono il perno del suo libro che ritornano, che fanno da refrain alla narrazione.
“Ascoltare è davvero pericoloso, significa sapere, significa essere informato ed essere al corrente, le orecchie sono prive di palpebre che possano chiudersi istintivamente di fronte a ciò che viene pronunciato, non si possono proteggere da ciò che si presume stia per essere ascoltato, è sempre troppo tardi”.
Un saggio sulla comunicazione travestito da romanzo, eh sì, è questo.
Ognuno ha dei segreti, quando si decide di condividere un segreto ci si spoglia di una parte di sè e anche il beneficiario del segreto resta spogliato di qualcosa, si accorciano le distanze oppure si allungano.
I segreti sono i nodi di questra ragnetala di ricostruzioni, di ricordi, riflessioni: tacere o sapere, ostinarsi a conoscere qualcosa che forse sarebbe meglio non conoscere.
Raffinata al solito la citazione che dà il titolo del libro, come raffinate sono le considerazioni in cui conduce il dotto Marìas sull’amore, la metafora dello spalleggiarsi è favolosa.

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