Quando due si amano mangiano sempre il Biancorì


“Amore mio infinito”, Aldo Nove, Einaudi.

Tenero e delicato. Spendide declinazioni dell’amore. Matteo che si innamora per la prima volta quando il calippo costava 200 lire a dieci anni esprime il suo amore così: era l’amore quello che come robot sentivo per la bella bambina che guarda, perchè se eri un robot ed eri innamorato fino a che non ti sparavano un raggio gigatonico in testa restavi innamorato per sempre.
Fanno impazzire i “L’amore è” del primo capitolo.
A 13 anni Matteo scopre che i grandi sono dei bambini andati a male e l’amore dei grandi puzza perchè ha una scadenza come i surgelati, e perciò si chiude nel suo cerchio magico con Maria.
Al liceo si innamora di Silvia che ride in un modo che lui chiama arancione perchè faceva venire voglia di ridere anche a lui.
E via così fino all’ultimo amore mio infinito.
Fa sorridere, ridere, intenerire, dolceamaro in diversi punti, ma vero. Uno di quei libri che dici: “però mi somiglia”.

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