Quer pasticciaccio di Marìas, niente fatti, ma tante pugnette


“Domani nella battaglia pensa a me”, Javier Marìas, Einaudi.

“Nessuno pensa mai che potrebbe ritrovarsi con una morta tra le braccia e non rivedere mai più il viso di cui ricorda il nome. Nessuno pensa mai che qualcuno possa morire nel momento più inopportuno anche se questo capita di continuo, e crediamo che nessuno se non chi sia previsto dovrà morire accanto a noi.” Un incipit vivissimo che ti scaraventa subito dentro a questo libro: un uomo si trova per caso a far da spetattore alla morte di una sua occasionale compagna di letto e da lì comincia il suo incantamento, resta intrappolato nella maglie della vita della morta per capire chi era costei. Si srotola un lunghissimo flusso di coscienza, un sacco di riflessioni ghiotte e pochi fatti, ma il lettore che ama le pippe mentali ci sguazza in questa palude.
Un grandissimo esercizio di stile dell’autore che gioca con il proprio lettore attraverso una serie di citazioni letterarie e cinematografiche.
Il memento “manana en la batalla piensa en mi” citazione shakesperiana, che è la maledizione lanciata dal fantasma della regina Anna sul re che l’ha fatta uccidere è pretesto da cui partire per spiegare come le persone e gli eventi restano aggrappati in qualche angolo della nostra memoria e ci lasciano vittime di quel famoso incantamento che Marias descrive splendidamente.
Anche la riflessione sulla “cogiacenza” è formidabile, insomma tanti spunti per perdersi con Marias nel suo lungo inganno.

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