Il bene e il male esistono, attenuati da sfumature di grigio

“L’angelo del silenzio”, James Ellroy, Mondadori.

Martin Plunkett è un bambino solitario, a suo modo direi quasi autistico, si legge con passione i fumetti di Cougar Man, ma non è un banalotto qualsiasi e non si identifica nel protagonista bello, buono e mascherato figo, ma nel suo antagonista che diventa poi il suo alter ego, il suo omino nel cervello che lo sprona a compiere cose molto cattive, ma sempre con profonda intelligenza. E’ lui che innesca a Martin il cronogrago folle che gli ticchetta nel cervello, quindi per seguirlo sincronizzate i cronografi mentali e al via la storia di Martin Plunkett.

-tic, bambino con quoziente intellettivo decisamente sopra la media che dispiega prima nello sviluppare film mentali di cui è l’unico spettatore e regista e poi nel marchingegnare delitti assurdi

-tic, tic: si comincia con le effrazioni armato di bisturi, voyeurismo

-tic, tic, tic: prigione a forgiare fisico e carattere.

-tic, tic, tic, tic: una lunga strada di sangue, ma sempre con un regista puntuale e attento.

-tic, tic, tic, tic, tic, tic, tic, tic…perdi il conto a un certo punto, è un crescendo parossistico di efferatezza.

Ellroy impazzisce e anche la sua scrittura prende un ritmo forsennato a portarti verso un finale inaspettato. E il lettore  impazzisce con lui e legge in modo forsennato perchè ormai è entrato in pieno nella mente sconvolta di Martin e prova quasi un senso di tenerezza verso questo omone che fa il suo ultimo colpo con una tuta di vinile nera come il suo angelo nero dei fumetti.
Sconsigliata vivamente la lettura prima di dormire, si fanno sogni proprio brutti.

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