L’ottimismo dei disperati

“Dimmi che mi ami Junie Moon”, Marjorie Kellog, Club degli Editori.

Quando ero piccola, il dio delle reti televisive stava testando le paytv e per farlo mandava un palinsesto sempre uguale a se stesso di film vecchi e non famosissimi, fu così che vidi tanti bei film…e avevo visto a ripetizione il film “Dimmi che mi ami Junie Moon” con Liza Minelli.
Mi era piaciuto così tanto, l’ho visto a ripetizione come una lobotomizzata.
E quando ho trovato il libro in un mercatino le aspettative erano alte, troppo alte.
Il film ha dato sicuramente una grazia in più a questa storia di disadattati sociali; gente deforme che guardi di sfuggita per non imbarazzarti o imbarazzarli.
La letteratura e la cinematografia sono solite rappresentare i mostruosi fuori come belli dentro, ma in effetti nessuno dei protagonisti di questo libro è bello dentro, hanno tutti le loro debolezze, ancora più incattivite da una vita stronza che gli ha fatto capitare cose odiose e ne hanno ben ragione di questo incattivimento.
Sono cattivi, ma sono ottimisti, solo come i disperati possono esserlo, in fondo peggio di così non poteva andare.

First & Last Lines

“Un giorno tre pazienti che si erano conosciuti in un ospedale stabilirono di vivere insieme”.

“Conosco il tuo tipo”, disse al cane. “E non dimenticartene!”

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